In autunno, quando le prime piogge iniziano a bagnare la terra ligure, è il momento ideale per preparare i pansotti, un primo piatto che incarna l’essenza della tradizione culinaria di questa regione. Questi ravioli ripieni, dal sapore rustico e avvolgente, sono farciti con un mix di borragine, bietole da coste ed erbette, ingredienti che crescono rigogliosi nei campi liguri. La loro consistenza morbida e il ripieno ricco di ricotta e grana, insaporito da una delicata nota di aglio e maggiorana, rendono i pansotti un piatto perfetto per i pranzi in famiglia o le cene tra amici. La preparazione richiede una certa maestria, ma il risultato finale ripaga ampiamente gli sforzi: la pasta fresca, stesa a mano, avvolge con cura un ripieno che esplode di freschezza e sapore. Le origini di questo piatto sono avvolte da leggende, alcune delle quali lo collegano addirittura a Goffredo di Buglione, che, secondo una tradizione popolare, lo avrebbe servito ai suoi crociati. In Liguria, i pansotti vengono spesso accompagnati da una salsa di noci, che aggiunge un ulteriore strato di gusto, ma non mancano varianti locali che propongono condimenti a base di burro e salvia o sughi di pomodoro. Questo piatto è perfetto per le occasioni speciali, come i pranzi della domenica o le festività, quando si desidera portare in tavola un assaggio di autenticità e tradizione. Prepararli insieme ai propri cari diventa così un momento di condivisione, dove il profumo delle erbe fresche e il calore della cucina ligure si fondono in un’esperienza culinaria unica.
* valori approssimati per porzione
"Preboggion" vuol dire, in termine dialettale, erbe da cuocere. Una leggenda strampalata, quanto infondata filologicamente, attribuisce invece il nome di questa povera minestra a goffredo di buglione che l'avrebbe distribuita come rancio ai suoi crociati. Tra gli ingredienti, le cuciniere (ratti e rossi) indicano le bietole, il cavolo nero (il cappuccio) e il prezzemolo come componenti fissi. Questa ipotesi va bene, almeno in parte, per le minestre. Invece, per i "pansotti" la tradizione del tigullio vuole le "sette erbe selvatiche" da cogliere la mattina sui cigli dei sentieri, sulle prode e lungo le fasce tra i muretti a secco. Ecco le erbe di cui siamo "quasi" sicuri: cicerbita, talegua, pimpinella, dente di cane, borragine. Con la bietola e il prezzemolo (evitare il cavolo) siamo a sette. E' difficile, però, trovare oggi le erbe più rare. Quindi occorrerà accontentarsi. Lessare le erbe in acqua salata (molto scarsa). Quindi tritarle finemente e passarle al tegame con un battuto di olio, aglio e un pizzico di maggiorana. Quando il preparato è tiepido, aggiungere le due uova e il formaggio, lavorando con un mestolo di legno sino a ottenere un impasto ben compatto. La pasta si prepara impastando 400 gr di farina bianca con poca acqua e un poco di vino bianco. I "pansotti" si possono preparare a triangolo equilatero oppure come grossi tortelli. Cuocerli in acqua salata, scolarli e condirli con la salsa di noci (vedi ricetta: "tocco de noxe").